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Responsabile Progetto Corban
Diac. Giuditta Angeletti Mai
Tel: 05 64 45 1025 - Cell: 377 4583441 - Fax: 05 64 45 3392
Email:  missione@chiesapostolica.it

Progetto Corban

 

Intervista a Giuditta Angeletti Mai su  “Progetto Corban”

Durante il Consiglio Nazionale di Marzo 2004 abbiamo approvato il Progetto Corban, affidando a Giuditta la preparazione della documentazione necessaria ed una presentazione multimediale che ha mostrato ai membri del CN. Il Progetto è partito, ma sentiamo da lei a che punto siamo e dove vogliamo arrivare

 

D:       Ormai da qualche anno si sente parlare del “Progetto Corban”. E’ una parola strana, incomprensibile: cosa significa e quali obiettivi l’iniziativa si prefigge di raggiungere?

R -      Corbàn è un termine ebraico “qarban” che significa offerta, deriva dal verbo “qarab” che significa avvicinarsi, accostarsi; veniva sempre usato quando si parlava di coloro che servivano al tempio, da qui il significato di presentare un’offerta al tempio, quindi a Dio.

Il Corban era l’offerta che l’uomo offriva per propiziarsi la divinità, un’offerta per tentare di colmare la distanza che separava il Creatore dalle sue creature.

Gesù Cristo è il Corban per eccellenza donando se stesso a questo fine.

Il concetto di Corban, in greco tradotto con “doron” (dono), rimane valido come segno di partecipazione concreta alla vita del Corpo di Cristo, che è la Chiesa. Corban, un’offerta ai servitori del Signore, un’offerta che consente all’operaio di entrare nella messe e portare frutto per il Regno di Dio.

Questo l’obiettivo principale del Progetto Corban: consentire attraverso un versamento mensile di € 30,00, non solo un semplice miglioramento materiale delle condizioni di vita, ma lo sviluppo di quelle vocazioni che volgono al bene spirituale della Chiesa.

D:       Si sente parlare di adozioni di bambini, in qualche caso di anziani, ma perché di pastori? E come può vivere una famiglia con 30 euro?

R: Molte delle nostre chiese “sorelle” sono situate in nazioni che purtroppo soffrono di condizioni economiche e sociali veramente difficili ed anche la situazione finanziaria della Chiesa risente di tutto questo. Così, molte delle vocazioni che nascono sono costrette a rimanere in “attesa” qualche anno prima di potersi esprimere e portare frutto per l’Opera del Signore. Con un versamento mensile di € 30,00 si può ovviare a questo, garantendo una qualità di vita dignitosa per il pastore e la sua famiglia ovviamente in paesi come la Costa d’Avorio, Togo, Benin, Sri Lanka dove il costo della vita è molto inferiore rispetto al nostro!!

D:       Verso quali paesi si indirizza l’iniziativa? E’ solo per i pastori della Chiesa Apostolica? Per quanto tempo il Progetto assicura la copertura economica?

R -      Come si è già capito si tratterà di paesi estremamente poveri come Costa d’Avorio, Togo, Pakistan e lo Sri Lanka. In questa fase iniziale ci occuperemo delle nostre chiese sorelle (quindi apostoliche) di questi paesi e con loro collaboreremo. Siamo certi che il Signore allargherà i nostri confini; già abbiamo ricevuto richieste di adozioni per i pastori da altre nazioni come la Namibia e l’Angola. Progetto Corban garantisce per almeno due anni la copertura economica, ma stiamo portando avanti il progetto già da otto anni ed alcune chiese italiane si sono impegnate anche per cinque anni a sostenere un pastore!!

D:       A che punto sei con il lavoro e come intendi svilupparlo?

R: -     Attualmente stiamo sostenendo complessivamente 42 pastori così distribuiti:

          22 pastori in Togo;

          10 pastori in Costa d’Avorio

          8 pastori in Pakistan

         10 pastori in Sri Lanka

Avvertiamo un forte sviluppo del lavoro e con esso ravvisiamo sempre più la necessità di aiuto per tutto il lavoro di ufficio che esso comporta (traduzione, stampe foto, corrispondenza in inglese e francese, amministrazione, ecc…..); pensiamo ad un team nazionale che curi questo progetto missionario e forse anche gli altri aspetti della Missione in generale.

          Sicuramente sarà necessario riprendere le visite nelle comunità non solo per presentare gli scopi del progetto e il Progetto stesso, ma anche per stimolare i giovani (ed anche i meno, già molto presenti e sensibili in questo Progetto) a collaborare in quest’opera.

D:       Hai già visitato alcune comunità? Con quali risposte?

R -      Ho visitato diverse comunità apostoliche d’Italia ed abbiamo partecipato anche a qualche Convegno (l’utimo nazionale a Salsomaggiore, Creactio, Convegno d’Autunno ecc) e devo dire che la risposta è sempre stata positiva in ogni visita che ho effettuato, portando sempre all’adozione di uno o anche più pastori.

D:       Qual è la risposta delle persone e delle chiese a questo Progetto?

R -      Posso dire che l’adozione da parte di una comunità o di un gruppo (sorelle, Scuola Domenicale e/o gruppo giovani di una chiesa) sono la garanzia perché l’adozione sia più duratura.

Ho potuto vedere come, nel corso degli anni, poi si instauri un legame di amore fraterno tra la chiesa sostenitrice e il pastore adottato, dalle corrispondenze che ricevo e traduco; le richieste di preghiera per i problemi legati allo sviluppo dell’Opera del Signore, legati a problemi anche di carattere familiare….. insomma si instaura un legame di amore nel quale le difficoltà legate alla diversità di lingue e cultura ed alla distanza sono abbondantemente superate attraverso la preghiera e l’amore fraterno, opera che solo lo Spirito Santo può fare.

D:       Per concludere: cosa ti aspetti da noi responsabili di comunità; come possiamo aiutarti?

R -      Il principale aiuto è la preghiera affinché:

a)       questo progetto possa essere un aiuto concreto per le nostre chiese sorelle e per quanti hanno manifestato una           vocazione per il servizio e sono costretti a non svilupparla;

b)       le comunicazioni con l’Africa possano essere facilitate;

c)       il Signore ci dia saggezza e discernimento nell’amministrazione;

d)       perché la nostra opera italiana possa essere sempre più tra “coloro che mandano nel nome del Signore”.

         

Per ultimo, mi aspetto che i responsabili di comunità aderiscano al Progetto, che facciano il possibile nelle proprie comunità per sensibilizzare le persone allo stesso, magari anche invitandomi per una presentazione del progetto in un contesto missionario e che, in generale, Progetto Corban possa essere un ulteriore stimolo a tutto ciò che è MISSIONE.

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