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Riflessioni

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Israele – dalla morte alla resurrezione (2)

La visione della valle delle ossa secche ci si presenta davanti con grande capacità di impatto: “La mano dell’Eterno fu sopra me, e l’Eterno mi trasportò in spirito, e mi depose in mezzo a una valle che era piena di ossa: e mi fece passare presso d’esse, tutt’attorno; ed ecco, erano numerosissime sulla superficie della valle, ed erano anche molto secche.” (Ezechiele 37:1-2)

E’ interessante vedere che il capitolo 37 di Ezechiele è inserito in un suo contesto: noi tendiamo a leggerlo come un episodio a sé, ma è preceduto da una serie di visioni e profezie altrettanto “visuali”, come l’immagine della sentinella (33:1-11) che precede l’arrivo di un fuggiasco da Gerusalemme che racconta agli esuli in Babilonia che la città era finalmente caduta (33:21, l’anno 586 a.C. circa); poi la profezia-parabola contro “i pastori di Israele” che non avevano svolto il compito che il Signore aveva affidato loro (34:1-31) e che quindi vengono sostituiti nel lavoro di Pastore dal Signore stesso ( “Io stesso pascerò le mie pecore…” ) con la promessa dell’Eterno di andare Egli stesso in cerca delle Sue pecore disperse di Israele e di ricondurle dalle nazioni della dispersione per riportarle in pace in Israele (34:12-15); infine la profezia contro Edom (le nazioni arabe a sud del Mar Morto) che pensava di avvantaggiarsi della deportazione prima di Israele e poi di Giuda per occuparne il territorio, bloccata dalla promessa del Signore: “…e le nazioni conosceranno che Io sono l’Eterno, quando mi santificherò in voi sotto gli occhi loro; Io vi trarrò di fra le nazioni… e vi ricondurrò nel vostro paese… e vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne… metterò dentro di voi il Mio Spirito… e voi abiterete il paese che Io detti ai vostri padri…” (36:23-28). Arriva poi la visione della valle delle ossa secche che ritornano a vivere, e poi altre profezie che ci portano alla guerra contro Gog e Magog, all’instaurazione di un Regno di pace ed alla visione della Nuova Gerusalemme, tempi milleniali.

Quindi la visione delle ossa secche è da leggersi come inserita al centro di una serie di promesse che Israele, che è stato giudicato e deportato per le sue colpe, verrà per la grazia dell’Eterno riportato nella sua terra; una nazione finita e “morta” rivivrà.

Notate che è proprio Dio che porta il profeta a vedere, e poi chiede: “Queste ossa potrebbero rivivere?” Logicamente, la risposta è no: ma Ezechiele sa che per il Signore nulla è impossibile, quindi risponde: “O Signore, Tu lo sai!” E Dio gli chiede di parlare alle ossa e profetizzarne il futuro – ciò che Ezechiele certo fa con gli esuli in Babilonia, e ricordiamoci che mancano ancora cinquant’anni alla caduta dell’impero babilonese tramite Ciro il Persiano ed il suo editto di concedere il ritorno a Gerusalemme. E sappiamo dalla storia che il popolo è ritornato, si è ristabilito ed ha prosperato nuovamente fino alla venuta del Messia, per poi venir disperso di nuovo dall’impero Romano. Però la visione include un secondo momento, quando Dio chiede al profeta di profetizzare ai quattro venti, “…e lo Spirito entrò in essi, e tornarono in vita… e queste ossa sono tutta la casa d’Israele.” (37:9-12).

Ora, nelle Scritture conosciamo bene la creazione di Adamo, fatto d’argilla e ben formato, ma inanime finché il soffio di Dio non entrò in lui, ed egli divenne un’anima vivente: ma vorrei proporre che ciò che Dio rende vivente è a più livelli – la vita naturale (da Adamo in poi, tutti gli uomini), poi la vita di una nazione (Israele, scelta dal Signore come popolo Suo eletto e quindi tenuta in vita dal Suo Spirito, come in questa visione), e poi la Chiesa, nata il giorno di Pentecoste dalla discesa dello Spirito Santo su un popolo inerme e spaventato. Vedo in questo una progressione, Dio che anima il nostro corpo fisico, poi la nostra anima o coscienza di essere Suoi, poi il nostro spirito nella dispensazione della Sua grazia, formando la Chiesa; e penso che il riferimento a una nazione di Israele che viene riempita dal soffio di Dio si può riferire anche al movimento messianico ebreo che precede le guerre degli ultimi tempi.

Il fatto che Israele esista è una prova inequivocabile che il Signore è sovrano della storia. Da molti secoli e per molte volte le nazioni hanno tentato di far sparire il nome di Israele dalla faccia della terra, ma Dio lo ha sempre fatto risorgere. Quella terra che è stata promessa ad Abrahamo, Isacco e Giacobbe viene ancora contesa oggi, col desiderio che Israele scompaia. Se così fosse, il diavolo avrebbe vanificato una delle tante promesse del Signore, e da qui il motivo del combattimento, che è in verità una guerra invisibile, spirituale.

Il 18 settembre 2011 il Consiglio Generale delle Nazioni Unite viene chiamato a votare una proposta che riporta i territori dello Stato di Israele ai confini esistenti prima della guerra dei sei giorni del 1967; questo, per tener buoni i Palestinesi, con la speranza di una pace duratura in Medio Oriente che permetta ai paesi Arabi di rifornire di petrolio le nazioni a loro favorevoli. Ma sappiamo dalla Bibbia che una pace duratura sulla terra non ci sarà finché non verrà il Principe della Pace a regnare, ed ogni concessione a trattare Israele come un vero e proprio “agnello sacrificale” è solo un ragionamento umano e miope. “Palestina” è il nome dei territori della Terra Promessa che fu dato nel 135 A.D. dall’Imperatore Adriano per “sradicare la memoria di Israele” quando egli sedò la rivolta giudaica di Simon Bar Kocheba e distrusse tutto ciò che era rimasto dopo la precedente campagna militare condotta contro Gerusalemme e Masada da Tito. “Palestina” è una latinizzazione di Adriano del nome “Philistia” o terra dei Filistei, nemici di Israele allora come oggi che si fanno chiamare Palestinesi; da allora, fino alla Dichiarazione Balfour del 1919, favorevole alla creazione di uno Stato Ebraico in Palestina, gli ebrei sono stati un popolo errante e perseguitato, senza terra e sempre a rischio della confisca della loro carne. Ma Dio, che chiese ad Ezechiele: “Possono queste ossa rivivere?” si è compiaciuto di farli tornare ad essere prima popolo, poi Suo Popolo, nella terra a loro promessa.

Nel 1880 vi erano solo 25.000 giudei in Terra Santa, ma già dal 1920 al 1948 – anno della costituzione ufficiale dello Stato di Israele ne erano rientrati altri 600.000 con l’aliya (rientro) dei profughi dalle nazioni sconvolte dalla seconda guerra mondiale. Dal 1948 ad oggi altri 3 milioni di ebrei sono rientrati dai quattro angoli della terra, con un costo medio stimato nel 2009 intorno a € 330 a persona per rientrare, molti di questi fondi raccolti, oltre che nelle sinagoghe di tutto il mondo, anche in comunità evangeliche che incoraggiano il ritorno degli ebrei in Terra Santa quale adempimento delle profezie bibliche. Vi sono diverse organizzazioni cristiane che promuovono interessanti iniziative di aiuto per Israele, quali la svizzera Operation Exodus e l’internazionale Christians for Israel, www.c4israel.org e www.whyisrael.org , che oggi ha anche una sede in Italia tramite la Dottoressa Edda Fogarollo, Docente nella Facoltà Pentecostale di Scienza Religiose di Aversa: www.c4israel.it

Così, mentre vediamo le ossa secche rimettere carne e pelle, e mentre lo Spirito di Dio sta cominciando a soffiare sui dispersi di Israele per riportarli a Sé, noi siamo chiamati a pregare per la pace di Gerusalemme.

 

Andrew Thomas (continua)

© Araldo Apostolico, 2011

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