Torna su

Riflessioni

Subscribe to Content Updates

Fuoco che brucia ma non consuma - di Eduardo Mondola

"E l'Angelo dell'Eterno gli apparve in una fiamma di fuoco, di mezzo a un roveto. Mosè guardò ed ecco il roveto bruciava col fuoco, ma il roveto non si consumava. Mosè disse: «Ora voglio andare da quella parte a vedere questa grande visione e come mai il pruno non si consuma!»"Esodo 3:2-3

Mosè fu affascinato da uno spettacolo incredibile. Un roveto (la parola usata nell'originale indica un arbusto che brucia e si consuma facilmente) che bruciava ma non si consumava. Mosè fu colpito da questa scena e probabilmente si ricordò del suo passato, quando 40 anni prima aveva tentato di salvare il popolo ebreo con le sue forze, uccidendo un egiziano, e si era bruciato e consumato. Aveva cercato di dimenticare, in questi 40 anni, tutto ciò che gli era successo: le ricchezze, il potere e il desiderio di essere il liberatore degli ebrei. Tutto era andato in fumo e lui non ne voleva sapere più niente. Ora, invece, davanti ai suoi occhi c'era uno spettacolo straordinario, qualcosa di completamente diverso da ciò che aveva vissuto sulla sua pelle: un legno che bruciava ma non si consumava come avrebbe dovuto, che non veniva ridotto in cenere come lo era stato lui.

Anche noi, a volte, ci sentiamo consumati come Mosè. Il nostro modo di relazionarci agli altri, il nostro voler fare le cose per noi, per la nostra famiglia, per gli altri, per Dio stesso, il nostro modo di vivere il Servizio, il nostro modo di pensare ci conduce ad lungo un cammino di lento ma inesorabile logoramento. A volte siamo così consumati che non sopportiamo più niente e nessuno, anche noi stessi. Succede ogni volta che cerchiamo di vivere la vita cristiana con le nostre forze, con i nostri sforzi. Succede quando vogliamo applicare capacità umane a cose spirituali. Il risultato: ci consumiamo!

Mosè fece, però, un qualcosa che determinò il cambiamento del suo destino: si avvicinò. Si avvicinò verso qualcosa di soprannaturale, che sfuggiva alla sua logica. Si avvicinò e vide. Vide e capì. Capì che non era il legno ad essere speciale ma era il FUOCO ad esserlo. Il Fuoco era Dio ed avela capacità di bruciare un misero e comune roveto senza consumarlo. Aveva il grande e immenso potere di fargli fare un'opera straordinaria e lasciarlo intatto. Impariamo da Mosè: avviciniamoci allo straordinario, a ciò che va contro le nostre stesse idee o ragionamenti. Avviciniamoci al Signore e comprendiamo che non siamo noi ad essere speciali, ad essere forti, ad essere potenti, quanto il Fuoco di Dio in noi che ci fa compiere cose straordinarie.

Mosè scoprì ancora un'altra cosa: che dopo la sua fuga dall'Egitto il Signore non lo aveva abbandonato e lui era diventato come quel roveto. Stava, infatti, bruciando da 40 anni senza saperlo e non per essere consumato ma purificato. In quei 40 anni a casa di suo suocero, Dio purificò Mosè da tutto ciò che non gli era utile: bruciò il Principe d'Egitto, l'Idea di essere il Liberatore, bruciò il Guerriero, il Vendicatore Sanguinario, il Giustiziere. Niente di tutto ciò serviva a Dio per liberare il Suo Popolo se non ciò che rimase di Mosè: un umile pastore e un semplice padre di famiglia!!!

Allora impariamo anche noi che se è il Suo Fuoco a bruciare in noi, non saremo consumati...ma purificati da tutte quelle idee o immagini di noi che a Dio non servono. E quando il lavoro sarà finito, allora troveremo sempre in Lui la forza, il sostegno, la passaione, la giusta carica e ogni sorta di motivazione. Allora sì, vedremo la Gloria di Dio!

E.M.

Contatti

Via del Commendone, 35a/b - 58100 GROSSETO


Tel. 0564 / 45 10 25
Fax. 0564 / 45 33 92

Email: info@chiesapostolica.it

Chiesapostolica.it © 2009 - 2015 - Exponent CMS
Privacy e Cookie

Intesa con lo Stato Italiano ai sensi dell'Art. 8 c.3 della Costituzione - Legge n. 128 del 30.07.2012

Sicurezza sito web