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“Missionario (dono o vocazione?)” di Sandro Sardella

La figura di Paolo è quella che nessun’altra meglio potrebbe descrivere la figura del missionario. Il missionario non è una persona speciale, ma è rivestito di un dono speciale.

Il missionario deve avere una chiamata speciale per questo incarico;

Rivelata ad altri Atti 9:15 - Rivelata personalmente Efesini 2:19-3:1

Alla chiamata segue una preparazione;

Subito dopo convertito Paolo se ne andò in Arabia Galati 1:15-17. Questo tempo è servito a Paolo per essere equipaggiato per il compito che lo attendeva. Paolo era già ferrato nelle Scritture (Studiò con Gamaliele) Atti 22:3.

Il missionario deve avere il dono multiculturale;

1 Corinzi 9:19-22 Tutti possiamo avere una missione (cioè un compito da svolgere) ma pochi possono essere veramente

missionari secondo il concetto biblico.

Un Missionario:

  • Si deve sapere adattare alla cultura locale (quando questa non va contro le indicazioni bibliche).
  • Non deve imporre modi, usi e cultura della sua zona di provenienza (questo ha causato perdite di tante nobili culture americane).
  • Deve vivere in mezzo alle persone e identificarsi con loro.
  • Non si stressa trovandosi di fronte ad una mentalità diversa.

 Ci sono persone che sono in missione, ma non hanno questo dono, vivono appartati e si creano un loro piccolo mondo uguale a quello di origine. Possiamo notare questo anche in un episodio biblico Galati 2:11-14.

 Preghiamo che il Signore susciti in mezzo a noi delle persone dotate di questo straordinario dono.

di Sandro Sardella

PRIMO OUTREACH “TRE NAZIONI” IN ALBANIA di Paolo Codispoti

Efesini 4:16 “Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare se stesso nell’amore”.

 

 

Essere edificati ed edificare insieme costruendo e consolidando relazioni e rapporti fraterni: questo in breve il clima che si è respirato nel primo outreach “Tre Nazioni” in Albania. Dico “primo” perché crediamo ad un proseguimento dei “lavori di edificazione” che abbiamo visto prolifici e fruttuosi in questa esperienza iniziale e che siamo certi lo Spirito Santo ci darà occasione di continuare. La Chiesa Apostolica Albanese ha ospitato e coordinato (in modo eccellente) l’evento, svoltosi dal 18 al 24 giugno: giovani dall’Ungheria, dall’Italia e i ragazzi albanesi “padroni di casa” si sono incontrati per una settimana al nostro Centro Nazionale della Chiesa Apostolica in Stropska.
Ogni delegazione (costituita da circa una decina di giovani ciascuna, quella italiana con giovani da diversi distretti in modo da avere dal nord al sud una buona copertura della nazione) è stata accompagnata dai rispettivi leader nazionali con le proprie mogli, in modo da combinare un tempo di proficue relazioni non solo tra i ragazzi ma anche tra leader. L’esperienza ci ha visto coinvolti a vari livelli: formativo, pratico, relazionale e spirituale. E’ stato bello vedere come lo Spirito ha mosso e curato i dettagli a partire dagli insegnamenti ricevuti dalla Sua Parola. Premetto che nei mesi precedenti parlando tra leader avevamo lasciato libertà nelle predicazioni, non fissando un argomento o tema comune. Nella suo intervento iniziale il Pastore Ardi ha parlato ai giovani di una “generazione coraggiosa nel raccogliere il testimone” prendendo come spunto il passaggio di 2 Re capitolo 2 dove Eliseo raccoglie l’eredità spirituale di Elia. Qualche giorno dopo ho potuto predicare ai ragazzi su quello che il Signore aveva messo nel mio cuore in Italia sul tema: “una generazione che sa rispondere “si” alla chiamata” da 1 Re 19-21 dal noto brano sulla vocazione di Eliseo. Per concludere Janos (il Leader giovanile ungherese) predicando la domenica mattina al culto che abbiamo avuto in Pogradec ha portato un bel messaggio, molto “visivo”, prendendo come spunto il lago di Pogradec e parlando di “una generazione di uomini e donne capaci di camminare per fede” tratto dal noto brano di Pietro che cammina sulle acque.
Oltre a questa stupenda “cornice” che il Signore ha posto (comprendente anche momenti di preghiera molto profondi) il quadro dei sette giorni in Albania è stato completato da varie attività pratiche. Con Ardi, il nostro coordinatore, abbiamo diviso i ragazzi in tre gruppi misti: un gruppo si è recato per due giorni consecutivi a
Prenjas dove ha svolto un eccellente lavoro con i bambini portando il vangelo attraverso attività ludiche e divertenti (clown, palloncini, storie dalla Bibbia in musica). Un altro gruppo, nel villaggio di Cerrave, dove ha svolto un faticoso ma efficace lavoro di manutenzione alla casa di due ragazzi orfani (uno di 13 e uno di 8 anni) di
cui la Chiesa si sta prendendo cura (imbiancatura, pulizie generali e riordino). L’ultimo gruppo ha svolto delle attività di manutenzione (giardinaggio) al nostro
centro nazionale e si è anche occupato di intrattenere con giochi e musica i bambini del villaggio di Stropska. Anche la visita, questa volta tutti insieme, al centro Neemia è stata molto interessante e abbiamo potuto vedere come la missione si è evoluta in questi anni e come lo Spirito Santo attraverso uomini arresi ha prodotto un centro cristiano d’eccellenza in quest’area che accompagna i bambini dalla formazione primaria all’università.
Due tra i momenti più intensi dell’outreach sono stati l’inizio del campus estivo dei bambini al centro Neemia dove il nostro evangelista Dario coadiuvato dai nostri ragazzi e ragazze hanno annunciato il vangelo a più di 150 bambini. Questi non hanno esitato ad alzare la mano quando gli è stato chiesto se avevano capito il messaggio e se volevano amare e seguire Gesù con tutto il loro cuore. La direttrice del campo estivo è rimasta profondamente colpita dal lavoro dei nostri ragazzi ed è nata una bella
amicizia che in futuro, anche secondo Ardi, potrebbe sfociare in ulteriore collaborazione. L’altro momento è stata la “preghiera per le nazioni” in montagna. Da un luogo molto bello dove siamo arrivati dopo una lunga passeggiata, abbiamo pregato per le nazioni (non solo le nostre coinvolte nell’Outreach), ma anche per la Macedonia e gli altri paesi vicini. E’ stato un momento di elevato spessore spirituale al di là del luogo, la presenza di Dio era tangibile e i ragazzi, praticamente tutti, mi hanno riferito di questo come uno dei momenti più “profondi” dell’intero viaggio. In tutto questo abbiamo visto come la “formazione sul campo” a cui personalmente ho sempre creduto, possa essere per i nostri giovani stimolo e apertura: la missione da distante diventa vicina e vissuta e impatta su giovani uomini e donne non più solo “informati” ma “formati” attraverso
l’esperienza. I rapporti che si sono consolidati tra i nostri ragazzi, gli ungheresi e gli albanesi, al di la delle differenti culture, sono un bagaglio di fratellanza e amicizia: le tre cene; albanese,ungherese e italiana hanno aiutato a conoscerci meglio anche attraversoi sapori tipici dei piatti nazionali. Sopra tuttoquesto, il sapore e il buon profumo di Cristo che si eleva dall’edificio spirituale che è la Chiesa riunita e protesa verso il bisognoso, è sicuramente ciò che questa esperienza lascerà più vivo nei nostri giovani e in noi.Un ringraziamento speciale alla Chiesa Albanese, sempre all’altezza, sempre servizievole, sempre palesemente traboccante dell’amore di Cristo.Come “GenerAzione”- movimento giovanile nazionale- abbiamo potuto mettere in pratica la visione che questo nome che abbiamo adottato racchiude: generare azione, una azione mossa dalla “rigenerazione” che il messaggio di Cristo ha prodotto nella nostra vita; una azione ispirata dallo Spirito Santo che contribuisce a scrivere oggi attraverso di noi, nuove pagine di “atti” cioè di “fatti” che la Chiesa mostra e che si chiamano “Missione”.

di Paolo Codispoti

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