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Intervista ad Andrea Thomas


Come è iniziata l’opera apostolica in Albania?

L’opera in Albania è iniziata grazie ad un pastore tedesco in pensione, Emmanuel Enke che nei mesi caldi andava per i villaggi di montagna e distribuiva acqua con un autobotte che lui stesso aveva comprato, e usava questo sistema per evangelizzare. Fece questo per diversi anni, poi quando scoprì che stava diventando anziano chiese ad Elia Landi, attuale presidente della Chiesa Apostolica in Italia se ci fosse una coppia che potesse andare. Intanto durante il Convegno di pasqua del 1996 Sandro Sardella sentì una spinta verso questa missione e dopo un viaggio insieme alla moglie nel 1997 decise nel 1998 di trasferirsi con l’intera famiglia. Sono rimasti fino al 2010, quando sono rientrati in Italia, a Bari, e continuano a visitare l'Albania da lì.

Come è stata l’accoglienza per Sandro e Luciana?

C’è da dire prima di tutto che Sandro e Luciana non hanno messo piede in un luogo pacifico, tutt’altro. Nel 1991 era crollato il comunismo e ci fu questa democratizzazione balorda che non funzionava. L’allora dittatore del Paese aveva incoraggiato gli albanesi a mettere i propri risparmi nelle banche (di sua proprietà), rubando i soldi al popolo e scatenando una rivoluzione. Gli albanesi cercarono di distruggere così tutto quello che aveva a che fare con il governo, binari, piloni della luce dai quali ricavavano il ferro. La stessa città di Pogradec, dove risiedevano Sandro e Lucia, una delle città migliori dell’Albania a quel tempo, divenne un territorio di guerriglia. Sandro e Luciana raccontano che spesso dovevano camminare in ginocchio dentro casa per via delle pallottole, o proteggere le finestre con i materassi, per non parlare delle difficoltà nel trovare da mangiare. Insomma un bel Benvenuto per la coppia!

 

Al centro Sandro e Luciana Sardella, a sinistra Assuero Bruno e Maurizio Mechilli

Quindi tutto è iniziato nella “rivoluzionaria” Pogradec, quando Sandro e Luciana sono arrivati com’era la situazione della chiesa?

Durante la rivoluzione iniziò una pioggia di fondi “occidentali” attraverso le chiese. Tutti volevano avere una chiesa nel famoso stato ateo per dare un segno della propria autorità religiosa. La chiesa apostolica si è trovata in mezzo a questo situazione, ma l’opera come dicevo era già iniziata nel 1992 grazie a pastor Henke. Sandro e Luciana appena arrivati hanno trovato una piccola realtà nel villaggio di Stropska, dove due ragazze poi trasferite in Grecia, tenevano una scuola domenicale. Inoltre continuava sempre la distribuzione dell’acqua e dell’evangelizzazione nei paesi.

Come è nata l’idea di costruire un locale di culto in quella zona così arida di cristianesimo?

Durante la dittatura, in Albania vennero costruiti con soldi pubblici una miriade di bunker, uno per ogni famiglia albanese, con lo scopo di proteggerli dal nemico occidentale. Sandro mi ha raccontato che appena dopo aver conosciuto la realtà di Stropska e visitato le due sorelle che tenevano la scuola domenicale, sentì due spinte da parte dello Spirito Santo: la prima riguardava l’apertura di una sala di culto, la seconda che il locale sarebbe nato al posto di un bunker della zona. Proprio sei mesi, 1 anno dopo, una delle persone convertite a Stropska, Hardy, tutt’ora pastore della comunità, disse a Sandro che lui e il padre volevano donare un pezzo di terra per la chiesa, proprio dove era costruito il famoso bunker! Ora in quel campo sorge una chiesa bellissima, all’avanguardia, costata pochissimo, ma meglio anche dei nostri standard.

Ci sono stati dei problemi per la costruzione?

Il solito delirio, ma è stato fatto tutto secondo le regole. Adesso l’opera in Albania è in procinto di diventare fondazione sotto l’ombrello dell’Alleanza Evangelica Albanese. Fino ad oggi erano accettate solo la religione cattolica, ortodossa e l’islam. Quindi un bel risultato!

Come è cresciuta ora l’opera dopo 14 anni?

Dalla prima scuola domenicale Sandro e Luciana hanno visto crescere i bambini, non tanto gli adulti che poi sono partiti per la Grecia, Italia in cerca di una posizione migliore. Quei bambini, ragazzi di 13, 14 anni, sono diventati oggi il nucleo di adulti attivo della chiesa che portano avanti l’opera. La chiesa a Pogradec è composta da un centinaio di membri per un totale di 130-140 fedeli e un centinaio di bambini sparsi nelle diverse comunità. A Stropsca è nato un centro di riabilitazione e di fisioterapia con personale qualificato; un centro per bambini e un’opera anche con le donne. A Pogradec invece è nato un impianto che fabbrica protesi, dove lavorano alcuni membri della comunità. In tutta l’Albania sono presenti due centri di questo tipo, uno nel Nord e uno nel Sud che si può dire praticamente “nostro”, dato che è finanziato dalla chiesa tedesca.

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