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FORMAZIONE – hobby oppure necessità ?

“Studiati di presentare te stesso approvato davanti a Dio, operaio che non abbia da vergognarsi, che tagli rettamente la parola della verità” (Paolo a Timoteo, 2.Ti.2:15).

La formazione del credente è una scelta responsabile che va intrapresa con un certo impegno personale, con disciplina e con una misura di fatica. Guardiamo per esempio Mosè:

Le tavole della legge sono state scritte due volte da Dio, la prima volta la troviamo in Esodo: “L’Eterno disse a Mosè: “Sali da me sul monte e rimani là; e io ti darò delle tavole di pietra, la legge e i comandamenti che ho scritti perché tu gli insegni loro” (Es.24:12, si veda anche Es.31:18; De.4:13; 9:10). In Es.31:15-16 si legge: “Le tavole erano opera di Dio e la scrittura era scrittura di Dio, incisa sulle tavole”.

La seconda volta, dopo che Mosè ebbe spezzato le prime tavole per sdegno (De.9:15-17), leggiamo: “In quel tempo, l’Eterno mi disse: “Tagliati due tavole di pietra simili alle prime e Sali da me sul monte … Io scriverò sulle tavole le parole che erano sulle prime tavole che tu spezzasti, e tu le metterai nell’arca(Es.34:1; De.10:1-3).

Quindi le prime tavole le preparò completamente Dio, le seconde in parte contribuì Mosè a farle, poi Dio le scrisse come le prime; la lettera agli Ebrei, scritta a conoscitori dell’Antico Testamento, cita: “Questo sarà il patto che farò … Io porrò le mie leggi nella loro mente e le scriverò nei loro cuori(Eb.8:10; si veda anche 2.Co.3:3). In un certo senso Dio inizia il Suo rapporto con noi scrivendo le Sue leggi nel nostro cuore, infatti abbiamo un senso del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto che si accentua al momento della nostra salvezza; poi, con le delusioni e rabbia della vita, roviniamo spesso questo lavoro divino, e dobbiamo ricominciare da capo, però questa volta con un nostro impegno personale, “studiandoci” di presentare noi stessi come operai approvati. Quindi con impegno, tempo speso e disciplina personale.

  • Lettura della Parola di Dio: regolare? Meditata? Ordinata? Disordinata?
  • Preghiera per la formazione: prima e/o dopo la lettura? Solo per le emergenze?
  • Studio della Parola: nei culti? Con libri o internet? Con corsi biblici? Con un mentore?
  • Lavorazione della Parola: fedeltà o libertà? Stampella o scheletro (WRT)?
  • Preparazione senza vergogna, che implica pigrizia e mancanza d’impegno dell’operaio.
  • Taglio della Parola: dal greco orthotomeo, “fare un taglio dritto, dissezionare correttamente, esporre, dividere bene”.
  • Formazione solo nella Parola? O anche nel carattere?

Delusioni e rabbia prolungata creano problemi

Dobbiamo sempre stare attenti a non inquinare né la Parola, né il nostro comportamento, con cose che ricordino le tavole spezzate: superiamo le situazioni difficili della vita senza lasciare che l’eventuale veleno “entri in circolo” nel nostro vivere e ci trasformi. Ci sono dei casi nelle Scritture di “brava gente” che cambia per senso di ingiustizia e amarezza e va verso una brutta fine. Vediamo due esempi:

Ahitofel il Ghilonita (il nome significa “fratello della follia”): consigliere di corte di Re Davide, stratega militare di cui è scritto: “In quei giorni un consiglio dato da Ahitofel aveva lo stesso valore di chi avesse consultato la parola di Dio; così era ogni consiglio di Ahitofel” (2 Sam. 16:23). Purtroppo, viene chiamato ad aiutare Absalom nella sua ribellione al padre Re Davide. Perché?

In 2 Sm.23:34 leggiamo che Ahitofel di Ghilo era il padre di Eliam, valoroso guerriero di Davide nella lista che include anche Uriah l’Hitteo (23:39); poi, in 2 Sam.11:3, leggiamo di Bathsceba, figlia di Eliam e moglie di Uriah. Quindi Ahitofel era il nonno di Bathsceba e parente di Uriah.

Dato il suo ruolo di consigliere militare, senz’altro avrà saputo delle macchinazioni di Davide per far morire il genero di suo figlio e disonorare e rendere vedova la sua bellissima nipotina.

Da lì nasce un desiderio di vendetta per la doppia ingiustizia subita e mal gestita (solo con un matrimonio riparatore) che si trasformerà in partecipazione alla congiura di Absalom (2 Sm. 15:12), poi alla proposta di uccidere lui stesso Davide con una manovra militare (definita “buon consiglio” da Dio stesso, cioè consiglio migliore, in 2 Sm.17:14); poi quando vede che il suo consiglio non è stato accettato, per amarezza e onta commette suicidio (2 Sm. 17:23).

Absalom figlio di Davide (Ab-shalom, cioè Padre di pace, amichevole), di cui è scritto che era un uomo lodato per la sua bellezza, senza alcun difetto fisico: vi è un altro caso di ingiustizia subìta e non riparata che crea desideri di farsi giustizia da soli e porta crescente cattiveria. Absalom è figlio di Maaca, principessa figlia di Talmai Re di Gheshur che sposa Re Davide (2 Sm.3:3), quindi un matrimonio politico; lui ha una sorella carnale molto bella, Tamar (2 Sm. 13:3) che purtroppo viene violentata con l’inganno e ripudiata da Amnon, primo figlio di Davide (2 Sm.3:2; 13:1-21).

La cosa non viene punita dal Re (forse perché era il primogenito, quindi il successore?) ma crea odio in Absalom per il fratellastro Amnon, che si tramuta in due anni di silenzio fra di loro e poi in un banchetto premeditato da tempo e bene organizzato per ucciderlo e fare giustizia (13:22-32). Dopo l’omicidio Absalom fugge per tre anni a Gheshur (dal nonno) dove si sposa e gli nasce una figlia, che chiama Tamar come sua sorella (14:27), forse simbolo della vendetta contro suo fratello; però poi il desiderio di vendetta si rivolge anche verso suo padre Davide, davvero reo di non avere punito Amnon, e nei prossimi quattro anni Absalom lavora dietro le quinte per “rubare il cuore della gente d’Israele” (2 Sm.15:6) e, quando fa partire la congiura, svergogna il padre pubblicamente prendendo le sue concubine (consigliato da Ahitofel, 16:22) e progetta di ucciderlo (17:2). Questa ribellione causerà una guerra civile, molti morti e alla fine anche la morte di Absalom in maniera ingloriosa (18:14). E’ interessante che Davide chiamerà il secondo figlio di Bathsheba Shlomo, Salomone (paciere).

Vediamo quindi che è possibile essere persone brave, che però si corrompono perché non sono capaci di perdonare, gestire il rancore e il desiderio di vendetta. Purtroppo la fine di queste persone è la morte, certamente spirituale ma spesso anche fisica.

Quindi la nostra formazione è una necessità materiale e spirituale: a noi la scelta del come svolgerla, la disciplina di portarla avanti con costanza e il senso di vocazione che è implicito nel volerci presentare davanti al Signore (non tanto davanti ai nostri padri per fare bella figura), come operai che non si vergognino del lavoro che, con tutti i nostri limiti, ci siamo sforzati di fare e cerchiamo sinceramente di migliorare ogni giorno.

  • Formazione materiale: la disciplina mi fa trovare il tempo;
  • Formazione dell’anima: le scelte che faccio mi aiutano a cambiare;
  • Formazione dello spirito: lo Spirito mi fa fare nuove esperienze spirituali.

“E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio” (Romani 12:2)

Andrea Thomas, Roma 25.04.2017

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