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Precettori e padri spirituali - di Gabriele Coppini

1^ Corinzi 4:15-16

Poiché anche se aveste diecimila precettori in Cristo, non avete però molti padri; perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo. Vi esorto dunque: siate miei imitatori.

 

Precettori (pedagogos) =

Il precettore è un insegnante, un tutore. Tra i Greci e i Romani, i “pedagogos” erano per lo più schiavi liberati che erano incaricati di sorvegliare la vita e la morale dei ragazzi del ceto superiore. I ragazzi, prima di raggiungere l’età adulta non potevano muoversi molto fuori dalle mura domestiche senza i loro precettori. Non è che i precettori fossero solo dei freddi insegnanti teorici ma erano dei sorveglianti attivi nella vita dei loro allievi, molto simili al concetto di episcopos, cioè supervisore, sorvegliante.

Quindi per essere più di un supervisore, non rimane che essere un padre.

 

Padri (pater) =

1) Chi occupa il posto di padre e quindi si occupa di un altro in modo paterno, fondatore di una famiglia o di una società composta di persone, animata dal suo stesso spirito

2) Uno che ha infuso il suo spirito in altri, e che educa e governa le loro menti, come un genitore.

3) Padri: fondatori di una nazione, antenati, progenitori come Abramo, Isacco, Giacobbe, Davide.

Più modestamente oggi potremmo dire fondatori di una famiglia, in buon accordo con la Scrittura che ci dice proprio che la famiglia (Patrià) prende nome dal padre (Patér) à Efesini 3:14-15

14 Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre,

15 dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome. (Il padre, anche linguisticamente fonda la famiglia)

 

1) La differenza che passa tra i precettori e i padri   fa la differenza anche nella chiesa, in ogni credente, distinguendo il formare dei membri di chiesa (partecipanti a un uditorio con la propria sedia “numerata”), dal formare dei discepoli che imparano dalla vita del maestro (o padre spirituale).

 

Possiamo avere bisogno anche di precettori, ma …

quello di cui abbiamo bisogno nella chiesa di oggi sono proprio i PADRI, i MAESTRI che insegnano la propria vita e la propria fede in un modo pratico e immediato come ha anche fatto Gesù.

 

Necessitiamo di PADRI, MAESTRI intesi come punto di riferimento per la nostra stessa vita, dei cardini in grado di sostenere tutti i nostri movimenti.

 

RICORDIAMOCI CHE I PADRI NON USANO IL MARKETING CON I FIGLI,

I PRECETTORI POTREBBERO ANCHE FARLO.

 

Marketing = Si conduce una indagine di mercato per capire le esigenze e le voglie dei consumatori o utenti, e poi si confeziona un prodotto o servizio che incontra proprio quelle voglie.

 

INFATTI oggi, nell’era del “mordi e fuggi”, del “tutto e subito”, del “fai da te” c’è la tentazione di trovare dei maestri su misura per soddisfare le proprie voglie (la Scrittura ci avverte anche di questo in 2^ Tim 4:3-5) e per sentirsi dire da loro quello che NOI desideriamo.

Questo modo di vivere la chiesa è ingannevole. Non è buono per i credenti mettersi a cercare una nuova chiesa finché non si trova il pastore che ci dice quello che vogliamo, anche perché alla fine lo troviamo, e questa non è una conquista, ma una sconfitta della sana dottrina, PERO’ E’ ANCHE BUON MARKETING!

Questo dobbiamo insegnarlo ad ogni credente con costanza e dall’inizio della conversione!

Se pensiamo di sottrarci alla correzione di Dio, alla disciplina della chiesa, allora siamo solo dei ribelli.

2^ Tim 4:3-5 à 3 Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie,

4 e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole.

5 Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, svolgi il compito di evangelista, adempi fedelmente il tuo servizio.

 

2) La questione delle “Radici” e della stabilità:

Chi gira tutte le chiese per trovare quella perfetta, non avrà mai pace, perché non potrà trovarla. Diversa, quanto vogliamo ma perfetta … non sarebbe qui sulla terra se lo fosse.

I credenti che cercano altre comunità è un problema che dovrebbe coinvolgere tutte le opere, perché cercare di arginare ed impedire le migrazioni verso chiese definite “più spirituali” eviterà sofferenze e mali inutili ai credenti che fanno così.

Questi tipi di credenti non apprezzano la comunione fraterna perché sono continuamente tentati da un senso di superiorità nei confronti di tutti gli altri fratelli che rimangono “fermi” e non svolazzano qua e la.

Inoltre, girando di chiesa in chiesa cercando “quella giusta”, si può solo usufruire di “precettori”, dai quali per un tempo impareremo qualcosa SU Gesù, ma non c’è il tempo di trovare dei padri che guidano verso la conoscenza della persona di Gesù.

Per avere dei maestri/padri, occorre avere delle “radici”, occorre avere stabilità, conoscere bene i propri “compagni di viaggio”, i credenti nella chiesa, e occorre anche STIMARE (e non criticare) chi è nel servizio, e questo può accadere solo con un rapporto personale di fiducia non tradita, e di amore fraterno - ricordate Atti 4:32-33? à

La moltitudine di coloro che avevano creduto era di un solo cuore e di un’anima sola; non vi era alcuno che dicesse suo quello che possedeva, ma tutto era in comune tra di loro. Gli apostoli, con grande potenza, rendevano testimonianza della resurrezione del Signore Gesù; e grande era la stima per tutti loro.

Abbiamo bisogno di VERI ESEMPI DA SEGUIRE, da imitare con fiducia. E QUI SERVONO DUE COSE INDISPENSABILI:

1 - L’impegno dei credenti a seguire gli esempi

2 - L’impegno dei servitori ad essere veri esempi

Avere stabilità significa rimanere fermi al proprio posto e affrontare le difficoltà secondo la volontà di Dio.

E questo dobbiamo insegnarlo noi, non possiamo aspettare che i credenti siano tentati di fare questa esperienza.

Non è semplice avere radici, ed è sicuramente meno piacevole mantenere le proprie radici e perseverare al fianco della chiesa di cui si fa parte, piuttosto che fuggire davanti alle difficoltà e cercarsi una nuova famiglia.

Purtroppo questa instabilità è il riflesso della nostra società, che oggi ci propone modelli di comportamento che non amano le proprie responsabilità, anzi sfuggono a queste per crearsi un nuovo ambiente intorno a sé.

Oggi le persone pensano che se ci sia un problema familiare è meglio rompere la famiglia piuttosto che cercare di affrontare i problemi e salvarla.

 

Parallelamente nella chiesa si tende a pensare che quando si ha un problema con qualcuno, è più facile evitare il fratello per il “quieto vivere” piuttosto che affrontare con amore il conflitto e risolverlo.

 

I conflitti sono diventati tabù, non se ne deve parlare, anche perché nella chiesa (come nel mondo) bisogna dare un’immagine di sé stessi il più possibile vicina alla perfezione.

 

Questa mentalità carnale purtroppo si riflette anche nella chiesa con risultati disastrosi.

Per grazia di Dio, ancora una volta la Scrittura viene in nostro soccorso dandoci la guida necessaria.

1^ Corinzi 3:10-11 spiega molto bene come costruire e quale debba essere il fondamento. Nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù.

10 Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come esperto architetto, ho posto il fondamento; un altro vi costruisce sopra. Ma ciascuno badi a come vi costruisce sopra;

11 poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù.

 

Quindi un altro importante principio “contro corrente” per la chiesa: meglio imparare a gestire i conflitti e risolverli, piuttosto che farne ipocritamente un tabù e dire che non esistono, fuggendo davanti a loro.

 

 

3) E cosa significa questo per una comunità?

Avere dei padri in una comunità cristiana significa avere molte persone che si dedicano al servizio, infatti, mentre un precettore può INFORMARE un gran numero di credenti, un “padre” può FORMARE un gruppo più ristretto, trasmettendo la sua vita a questo gruppo.

Gesù ha impiegato tre anni di ministero per trasmettere la sua vita a dodici persone, e noi non vogliamo strafare ma prenderci cura di un numero di persone abbastanza ridotto da non rischiare di essere solo degli “informatori”.

Non sarebbe sbagliato lavorare in una chiesa (ad esempio) di 100 persone affinché abbia almeno UN QUARTO dei credenti impegnati nel servizio, se si vuole essere PADRI. Lo scopo è di:

1) formare altri nella chiesa

2) ricevere, accudire e far crescere coloro che il Signore invia alla chiesa. Bisogna essere pronti a riceverli, altrimenti il Signore stesso non li manderà, e quindi NIENTE RISVEGLIO !!

La chiave è: INNESCARE UN MECCANISMO DI DISCEPOLATO PARTENDO DA UN VALIDO ESEMPIO DA IMITARE, E RIPRODURLO, ESSENDO ESEMPI PER ALTRI CHE LO SEGUIRANNO E POI LO INSEGNERANNO AD ALTRI e così via.

 

E’ normale e naturale che un credente non debba solo sedersi su una sedia, quindi ascoltare chiunque parla e infine farne il suo insegnamento di vita “ascoltato e ritrasmesso”.

Deve invece avere un padre spirituale da seguire non nelle parole (o almeno NON SOLO) ma nella vita, nei fatti. Deve essere stabile in una linea di insegnamento basilare, per non trovarsi sballottato da diverse voci ed essere nella debolezza spirituale, cioè DEVE AVERE RADICI solide nella chiesa.

Inoltre il credente non dovrà rimanere un eterno bambino bisognoso di cure, ma quando sarà il momento, dovrà prendersi l’impegno di discepolare qualcuno. QUESTO FA VERAMENTE CRESCERE!! Impegnarsi in prima persona con una responsabilità, allora si chiacchiera meno e si lavora, e non c’è tempo per fare pettegolezzi o criticare!

E quando potrà farlo? à QUANDO GLIELO AVREMO INSEGNATO CON AMORE E DEDICAZIONE.

 

4) Occasioni perdute:

Pensate ad un credente che noi abbiamo valutato come NON in grado di esercitare un servizio, invece la stessa persona discepolata da un discepolo diventato un efficace maestro, diviene in grado di portare altri al Signore, farli crescere e trasmettere la duplicazione del discepolato.

 

In altre parole quel credente non impegnato è una grande occasione perduta!

-          Quante occasioni perdute abbiamo nelle nostre comunità?

-          Quante persone con il carattere di Pietro o di Tommaso abbiamo relegato nell’ultima fila come incapaci o troppo ribelli o ingestibili?

-          LA SFIDA DEL RADDOPPIO: Se noi diventiamo capaci di discepolare come la Bibbia ci insegna, e scegliamo di prenderci cura di una sola persona all’anno (un impegno davvero minimo), in fondo all’anno LA CHIESA NON RADDOPPIA?

-          Ora, ragioniamo sul fatto che di solito siamo pieni di attività e di credenti in pezzi, e facciamo molto di più, CON FATICA E STRESS … ma le nostre chiese NON raddoppiano in un anno.

-          ABBIAMO DEL MATERIALE SU CUI RIFLETTERE?

 

 

 

CONCLUSIONE:

 

Quello che la tradizione ecclesiastica ci ha lasciato, dobbiamo ancora una volta riconoscere che non è così efficace. Torniamo alla Scrittura, che ci rivela come Gesù vuole costruire la Sua chiesa.

 

© Gabriele Coppini, Firenze 6.9.2014

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