Logo Chiesa Apostolica In Italia

Torna su

News Chiesa apostolica

Iscriviti alle news

L'articolo della settimana

Iscriviti alle news

Vino nuovo in otri nuovi (e perché gli otri vecchi scoppiano) - di Andrew Thomas

“Neppure si mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti gli otri scoppiano, il vino si spande e gli otri si perdono; ma si mette il vino nuovo in otri nuovi e gli uni e gli altri si conservano” (Matteo 9:17).

Chiaramente tutto questo discorso risale all’usanza di imbottigliare i liquidi in otri (fatti di pelli animali, spesso di pelle di capra) che, col tempo, una volta svuotati si seccavano e si spaccavano se non venivano mantenuti morbidi ed elastici con acqua e olio.

Tre rischi si corrono come chiese che potrebbero diventare “otri vecchi”:

  • gli otri rigidi non sanno gestire la pressione del nuovo, del fermento delle novità,
  • quindi essendo rigidi perdono gente (il vino nuovo, i nuovi convertiti),
  • e si può perdere anche l’otre (il contenitore, la sala), per una spaccatura.

Gli “otri nuovi” invece riescono a contenere il nuovo: quindi siamo incoraggiati a formare otri nuovi (comunità, movimenti nuovi) per ogni tempo o “stagione” spirituale:

  • gli otri nuovi sono elastici, sono “più giovani” oppure più aperti;
  • il vino nuovo ci fermenta bene (le idee nuove vengono vagliate con le Scritture),
  • gli uni e gli altri si conservano, e nulla si perde.

Vediamo pure tre rischi per i conduttori nelle Scritture:

In 1 Giovanni 2:15-17 leggiamo: “Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non è dal Padre, ma è dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno.” La parola “concupiscenza” significa “forte voglia di soddisfare i desideri personali”.

Si capisce meglio cosa sia la “concupiscenza della carne”, quella “degli occhi” e la “superbia della vita” se andiamo a leggere le tentazioni di Eva e di Gesù: in Genesi leggiamo: “E la donna vide che l’albero era buono da mangiare, che era piacevole agli occhi e che l’albero era desiderabile per rendere intelligente; ed ella prese … e ne diede a suo marito …” (Gen. 3:6).

Scopriamo che Eva trovò il frutto “buono da mangiare”, “bello da vedere” e “buono per farla diventare uguale a Dio” o comunque importante. Quindi, attrazione carnale (gli appetiti del fisico), interesse estetico (le attrazioni della mente) e uno stimolo all’ambizione personale di “essere Dio nella propria vita”.

Gesù, nella tentazione riportata da Matteo (4:3,6,8-9), viene tentato in tutto e per tutto come Eva e noi, ma vince ogni tentazione; la concupiscenza della carne (“ebbe fame … e il tentatore disse: Fa che queste pietre divengano pane”); la concupiscenza degli occhi (“Gettati giù; perché egli darà ordine ai suoi angeli …”, che spettacolarità sarebbe stata, proprio sul tempio di Gerusalemme!); e la superbia della vita (“Tutti i regni del mondo … io ti darò se tu, prostrandoti, mi adori” e qui vediamo che Satana è sempre alla ricerca di essere lui il Numero Uno, degno di adorazione al posto di Dio: qui è disposto a barattare tutto ciò che ha per l’adorazione di ciò che egli vorrebbe essere, ma non è).

Abbiamo quindi tentazioni che non vengono dal Padre, ma dal mondo, e attaccano i nostri appetiti del fisico, i desideri dell’anima e lo spirito egoista e orgoglioso.

Facciamo qualche esempio: cominciamo con la concupiscenza della carne; oltre a Galati 5:19, ne troviamo un esempio nel servizio a Dio in Esodo 18:18-21, dove ci parla di esaurirsi nel fisico, come stava succedendo a Mosè, con conseguente burn-out e sicuri problemi matrimoniali (forse anche per questo il suocero interviene) e vediamo che l’esaurimento per il superlavoro porterà ad “esaurirsi” anche tutto il popolo che ci segue!

Questo ci deve far pensare alle giuste priorità nel nostro servizio: il cibare gli appetiti del corpo (mangiare, bere, consumare, sessualità, lavoro, gioco) può portare a eccessi che diventano rapidamente schiavitù, come dimostrato dalle varie forme di DIPENDENZA che portano ad anoressia e bulimia, tabagismo e alcolismo, pornografia, gioco d’azzardo e mille altre varianti. Certamente il Signore sa perdonare tutto, ma non possiamo predicare libertà in Cristo se noi stessi siamo schiavi di qualche appetito carnale, lecito ma nel suo giusto contesto, non schiavista egizio del popolo di Dio (1 Cor. 6:12).

Poi viene la concupiscenza degli occhi, che riguarda la carnalità morale ed è la radice delle DIVISIONI secondo 1 Cor. 3:3-4; Mt. 6:22-24; Ef. 1:18; Gc. 3:14-17; 1 Gv. 2:11. Se il nemico non riesce a neutralizzarci attraverso gli appetiti del fisico, ci prova attraverso gli attriti dell’anima, cioè tutto ciò che ci porta ad ”apparire bravi, belli e giusti”, migliori degli altri e quindi sempre cercando di affossare quelli che riteniamo siano più bravi di noi, o in concorrenza con noi. Chi migliore vuole apparire, in questi casi non esiterà a infangare e mentire, non ricordando che il Signore ha chiesto a chi vuole essere il maggiore di servire gli altri. Se viene lesa la nostra immagine, questo facilmente porta a critiche e divisioni, mentre lo Spirito incita sempre al perdono e alla riconciliazione per farci collaborare.

Infine, la superbia della vita; Federico Niutta fa notare che “concupiscenza” nel passo compare due volte, quindi nel concetto ebraico viene enfatizzata; in effetti, l’enfasi su “concupiscenza” o desiderio riguarda qualcosa di esterno a noi, un appetito da soddisfare o un’immagine da diventare: mentre “l’orgoglio vanitoso (testo originale) della vita” è interiore, descrive ciò che siamo: delle piccole divinità orgogliose del nostro piccolo regno, che come Eva o Satana cercano di innalzarsi “al pari di Dio”. Questo è il problema di chi vuole solo e sempre DOMINARE, essere controllore incontrastato di ogni circostanza; tra i conduttori di chiese questo si mostra purtroppo con l’intolleranza verso chiunque entri in contrasto o esprima posizioni contrarie, che diventa un nemico da eliminare, un pericolo da sorvegliare. Galati 5:14-15 ci informa dell’esito di queste tensioni: “Se vi mordete e vi divorate a vicenda, guardate che non siate consumati gli uni dagli altri”, il che significa che i dittatori avranno regni brevi nelle chiese, consumandosi in guerre di morsi feroci.

Quindi, io direi che Satana ci attacca, sia singoli, sia chiese, in queste tre maniere: la concupiscenza della carne (“è buono da mangiare”) che lavora su tutti i nostri appetiti; la concupiscenza degli occhi (“è bello da vedere”) che lavora sull’autostima e sull’immagine che vogliamo dare agli altri; e la superbia della vita (“è buono per diventare qualcuno”) che lavora sullo spirito di controllo e di dominio delle situazioni, e ci fa essere reucci carnali. Dipendenze, Divisioni e Dominio. Ma il mondo passa con la sua concupiscenza, quindi cerchiamo di non spaccare gli otri e di non disperdere il vino nuovo con un poco di umiltà e saggezza.

Andrew Thomas

Download in EPUB, anche disponibile per Kindle o in PDF

Download in EPUB, anche disponibile per Kindle o in PDF